Artworks: gennaio 2016

Nel mese di gennaio, purtroppo o per fortuna, ho avuto il tempo di fare solo tre disegni. Il mio periodo di vacanza post-lauream è praticamente finito, e con esso il mio tempo libero (ma non l’ispirazione!). In questi ultimi due mesi ho svolto, e svolgo, varie attività… di cui dovrei/vorrei ovviamente scrivere, ma come sempre finisco per non farlo <.<“. Sto dedicando la mia mattinata al blogging e a sistemare varie cosette qui e lì…. chissà se riuscirò a farci uscire anche qualche altro post!

Comunque, ecco i disegni di gennaio!

1.Sunflower

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Penna Hi-tecnopoint 0.5

2. Dementor

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L’ispirazione per questo disegno mi è venuta a seguito della notizia della morte di Alan Rickman 😥 . Ho colorato il dissennatore innanzitutto con una base di acquerello nero, ed in seguito con un colore a tempera. La scritta “Beware!” ha una base a matita nera, sopra la quale ho in seguito passato una penna nera Hi-tecnopoint 0.5. La scritta sullo sfondo è una citazione, nonché descrizione, di cosa sia un dissennatore, ed è realizzata con matita nera.

3. The Trees of Valinor: Telperion and Laurelin

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Da tolkeniana, non potevo di certo non farmi ispirare dal Silmarillion! :p Ho steso la base nera a tempera, ho aspettato che asciugasse, ed ho quindi disegnato i due alberi utilizzando due penne gel, dorata e argentata.

 

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Artworks: dicembre 2015

Il 2016 è l’anno dell’immaginazione!“, lessi da qualche parte su instagram. Ed è vero.

Non sono mai stata un tipo artistico, né per quanto riguarda il disegno, né per quanto riguarda la scrittura. Ma sembra che stavolta l’ispirazione abbia bussato alla mia porta… yeah!

bussare

Diciamo che ci ha pure perso tempo!

Ultimamente ho iniziato a disegnare, scrivere poesie, e nei miei progetti ci sarebbe anche la stesura di un libro. Quest’ultima mi sembra quasi (senza “quasi”), un’impresa titanica… staremo a vedere! Il problema è sempre lo stesso: l’ispirazione ti coglie nei momenti meno opportuni, ovvero mentre stai sotto la doccia, sei in giro a pedalare, o mentre stai per addormentarti.

Comunque, ho deciso di tenere delle “rubriche mensili” riguardanti sia i libri che leggo sia i disegni che faccio… ciò ovviamente sperando che l’ispirazione non mi abbandoni da un momento all’altro!

Ecco dunque i disegni fatti nel (lontano) dicembre 2015.

1.Catwoman

Catwoman

Aquarello e Penna Hi-tecpoint 0.5 per i contorni. Questa non è altro che un’ immagine che avevo visto su facebook e che ho ricopiato.

2. Eye-leaf

EyeLeaf

Penna nera Hi-tecpoint 0.5. Andando in giro con la bici mi capita spesso di vedere sui marciapiedi foglie bellissime ed ho iniziato a raccoglierle. La prima foglia raccolta è stata una abbastanza grande, e proprio da lei ho tratto ispirazione per questo disegno. Ho iniziato dunque dalla forma della foglia, poi ho pensato che mi sarebbe piaciuto imparare a disegnare gli occhi, ed infine, non volendo lasciare il resto del foglio bianco, ho pensato di inserire delle forme astratte che però non distraessero dal disegno principale.

3.  A Tim Burton style Landscape

TimBurtonLandscape

Penna Hi-tecpoint 0.5, Colore nero a matita, Matite watercolour. Quando ho iniziato questo disegno non avevo idea di cosa avrei tracciato, sapevo solo che volevo usare il compasso. Iniziai dunque dai semicerchi angolari. Pensai dunque di disegnare una cornice, ed iniziai a tracciare dei ghirigori neri sui semicerchi, ed in seguito quelle due strisce di congiunzione nere che vedete nella parte superiore ed inferiore. Mi sembrò subito di avere davanti un paesaggio in stile Tim Burton, con degli strani alberi che crescono su delle lune e scorci di mura in lontananza! Colorai dunque i ghirigori col colore nero e dopo vi ripassai sopra la penna, ottenendo così un effetto più lucido che se avessi usato la sola penna. Per il resto utilizzai le matite aquerellabili, sia per i semicerchi sia per il resto del foglio, che non volevo lasciare completamente bianco.  Dalla foto non si vede bene, ma grazie all’utilizzo delle matite al posto dei classici acquerelli, ho ottenuto che si vedessero le linee di colore irradiarsi dal centro sino ai bordi, dando così un effetto leggermente psichedelico.

4. Crying colours

I crycolours

Acquerelli classici, Matite watercolour, e Penna nera hi-teckpoint 0.5. Una mia amica ho una cover per cellulare con questo disegno.

5. The T(h)ree Magics

The t(h)ree Magics2

The t(h)ree Magics

Penna a spirito marrone (per i contorni delle Driadi) e Colori a matita. L’idea per questo disegno mi venne leggendo il libro “Le Tre Magie. La magia diabolica, artificiale e naturale”, scritto da Costantino Grimaldi.

6. Winds in the east

Wind from the east

Penna nera Hi-teckpoint 0.5. Qui ci colpa Mary Poppins ❤

La mia pet family felina

Avete mai visto una Crazy Cat Lady allergica ai gatti? well, here I am! Quando l’allergologo, circa 10 anni fa, mi disse che ero allergica al pelo degli animali, soprattutto quello dei gatti, fu un duro colpo. Ricordo che mi disse di stare attenta perché la mia allergia, che comprendeva tante altre cose (acari, olio di oliva, fiori dell’ulivo, kiwi e frutta esotica, fragole, e non ricordo quante altre cose), avrebbe potuto peggiorare e trasformarsi in asma. Decisi ugualmente di sfidare la sorte, ovviamente!

La mia famiglia è sempre stata pro-cani. Ne avevamo circa 5, e ciò ci impediva di prendere gatti. Appartenendo tutti alla stessa famiglia (figli di figli), la razza si indebolì, fin quando non morirono tutti senza lasciare cuccioli. Nonostante il dispiacere, approfittai subito della situazione, infilando (letteralmente) in casa un gatto. Così arrivò Danae.

I primi tre mesi per me furono terribili a causa della mia allergia. Starnutivo in continuazione, passavo molto tempo a letto, e gli antistaminici mi davano solo un minimo sollievo. Col passare del tempo, tuttavia (e per fortuna!), cominciai ad abituarmi a lei. La mia allergia iniziò a mutare: da 100% area divenne 50% aerea e 50% cutanea: potevo tranquillamente vivere con Danae attorno, ma riuscivo a tenerla appiccicata di sopra (chiunque abbia un gatto capirà l’espressione “appiccicata di sopra”), per un massimo di 30 minuti, trascorsi i quali iniziavo a starnutire e la parte di pelle che era stata a contatto col gatto iniziava a prudermi e a riempirsi di macchie rosse (che sembravano succhiotti). Il problema allergia, fondamentalmente, mi si ripresentava solo se a stretto contatto con altri gatti estranei. Mi ero abituata a Danae. Potevo ritenermi soddisfatta.

Negli anni ci capitò di trovare vari gattini per strada. Li raccoglievamo, se erano da svezzare, li svezzavamo e cercavamo qualcuno che li adottasse. Come potete immaginare, non riuscimmo sempre nell’impresa, e per ben altre tre volte io e la mia allergia dovemmo abituarci a nuovi arrivati. Come secondo gatto e terzo pet (in quanto il secondo membro non felino della pet family fu un cane, Zara), fu Arya, una gattina con problemi di respirazione che, per fortuna, le si attenuarono col tempo, sino a scomparire.

Dopo fu la volta di Scritch (Stitch + scricciolo). Un giorno io e mio fratello eravamo andati a correre e, sulla strada del ritorno, in mezzo al marciapiede, trovammo un gattino. Dopo averlo osservato per considerare se fosse il caso di raccoglierlo o meno, ci accorgemmo che si trascinava solo con le zampette anteriori. Ovviamente lo prendemmo immediatamente, ed in seguito scoprimmo che aveva la parte posteriore del corpicino fratturata (forse da un calcio) e che, a causa della tenera età, non era possibile operarla. Mia madre decise subito che, date le condizioni, l’avremmo tenuta con noi. Oggi Scritch sta bene, anche se ha la parte anteriore del corpo più muscolosa di quella posteriore (che per circa 1 anno usò molto di rado dopo che si fu calcificata), e la zona del sederino leggermente triangolare, anche se si nota sempre meno.

Ed eccoci all’ultima arrivata. Trascorso l’inverno 2015 a Roma (questa è un altra storia!), torno a casa e cosa trovo? ovviamente un altro gatto! Mia madre l’ha chiamata “Stella”, ma io avrei preferito Diana, dunque per me lei è Lady D. E’ tutta bianca con una leggera macchietta nera poco visibile sulla testa.

Fantasy Road Sign

Quando l’ispirazione chiama…

Guardavo da troppo tempo quella parte di parete situata sotto la finestra. Mi serviva solo tempo, voglia, ispirazione e, ovviamente, l’immagine giusta! 🙂

Ho iniziato tracciando il disegno a matita con l’aiuto di due squadrette ed una riga da 60cm. Paradossalmente, la parte “difficile” è stata la scelta dei luoghi. Sapevo che luoghi avrei voluto segnare ma alla fine me ne mancavano due, ed ho optato per Atlantis e The Tardis. Dunque, una volta finita la parte a matita, comprese le scritte, dovevo iniziare a colorare. Cosa fare? Iniziare con la tempera nera, lasciando intoccata la parte relativa alla scritta o, al contrario, colorare prima la parte relativa ai luoghi con la tempera bianca? Alla fine ho optato per quest’ultima scelta per due motivi:

  1. Trattandosi di un disegno fatto su una parete, dovevo assicurarmi la percentuale di successo maggiore. Ho dunque considerato che se avessi passato prima il nero, avrei rischiato poi di creare sbavature col bianco, essendo quest’ultimo meno forte come colore e non essendo la parete un materiale molto assorbente (il ché implica che anche solo sfiorando il nero col pennello durante la stesura del bianco, esso avrebbe iniziato a sciogliersi e me lo sarei letteralmente portato dietro);
  2. Non ero sicura di quanto il bianco fosse coprente; ho dunque considerato di doverne effettuare due stesure. Passare prima il bianco mi consentiva di capire la coprenza del colore e di correggere eventuali errori/sbavature.

Colorai quindi di bianco le scritte, lasciai asciugare, ed iniziai a stendere il nero. Mi ci volle un intera mattinata solo per quest’ultima parte. Dovevo stare attenta a non sbavare e a non uscire dai bordi. Usai due pennelli piatti in setole morbide: uno di dimensione 2 per gli angoli dei bordi e la zona attigua alle scritte, mentre uno di dimensione 10 per il resto della superficie. Per stendere il colore bianco invece avevo usato un pennellino di quelli che finiscono leggermente a punta. Sono ancora indecisa se dare una seconda stesura di bianco o meno. Attualmente, con un solo strato di colore, si vede leggermente il violetto della parete sottostante, ma l’effetto complessivo non risulta sgradevole, e da qui la mia indecisione.

Mi ritengo comunque soddisfatta del lavoro 😀

Scrittura e Ispirazione

Bene, forse è giunto il momento si riprendere in mano questo blog, troppo a lungo dimenticato. Il vero problema credo sia il cosidetto blocco dello scrittore. Se avessi la possibilità di scrivere tutto ciò che mi viene in mente mentre sono sotto la doccia, passeggio per strada, ammiro gli alberi, i fiori ed il cielo mentre sono al parco, sono distesa sulla sabbia a prendere il sole o immensa a nuotare nell’acqua del mare, o semplicemente mentre sono a letto e sto per addormentarmi, o mentre sono impegnata a leggere e/o a studiare, sicuramente sarei ormai una scrittrice famosa, dedita alla poesia, alla narrativa ed alla saggistica. Varie volte ho pensato che il modo migliore per registrare i pensieri che mi vengono mentre sono per strada o comunque non ho possibilità o voglia di scrivere, sarebbe quello di utilizzare il registratore vocale del cellulare. Ma questo implicherebbe poi il dover riascoltare ciò che ho scritto, l’avere il tempo di riascoltarlo e trascriverlo. Non ho mai registrato neppure le lezioni tenute dai professori all’università, proprio perchè ho sempre preferito prendere appunti scrivendo, piuttosto che dover sbobbinare, perchè di questo si tratta, una volta a casa. Ritengo comunque questa del registratore vocale una buona idea. Dovrò provare, prima o poi. Sperando ovviamente che i rumori esterni e di sottofondo non siano troppi e troppo rumorosi perchè, diciamocelo, ci sarebbe poi anche questo problema!

Ma anche quando ci capita di essere a casa, e di aver quindi la possibilità di scrivere, finiamo per non farlo, dando la priorità ad altre cose, come fare le pulizie e sistemare. Personalmente, ho imparato a dedicare a questo tipo di attività il tempo immediatamente successivo al dormire. Ovvero: mi sveglio, preparo la sacrosanta caffettiera (cosa sarebbe una tazza mattutina di buon latte caldo senza il caffè?), mentre aspetto che il caffè sia pronto lavo i piatti sporchi della sera precedente, una volta uscito il caffè spengo il gas e, essendo già in movimento, sistemo e pulisco velocemente ciò che vi è da sistemare e pulire, e solo allora mi dedico alla ben meritata colazione, composta dal lattuccio caldo col caffè, cornettini con nutella, oppure da una bella tazza fumante di te e biscotti.

Ma il pulire e sistemare casa non è la sola attività a cui diamo priorità rispetto allo scrivere.  Vi è anche lo studio. In questo momento, per esempio, dovrei  lavorare sulla mia tesi di laurea (laurea specialistica: finalmente sono alla fine! Non mi sembra vero! Quasi come un sogno che diventa realtà!). Invece mi ritrovo seduta sul divano, col computer poggiato sulle gambe, a scrivere. L’ispirazione (perchè è a lei che dobbiamo tutto!), mi è venuta una volta finita la colazione. Adoro passare i minuti successivi sul divano, a controllare facebook, whatsapp o instagram. Ritengo che stare comodamente seduti con le gambe incrociate sia qualcosa di davvero inspirational, ma non saprei spiegarne il perchè. In questo preciso momento, per esempio, stanca di quella posizione “buddista”, ho disteso le gambe e mi ritrovo seduta normalmente; mi rendo conto tuttavia che, benchè avendo già iniziato a scrivere da un pò e seguendo il corso dei miei pensieri stia io riuscendo ad andare avanti, l’ispirazione è comunque diminuita, lasciandomi così in quello che definirei uno stato emotivo completamente differente, quasi vuoto. Farei meglio a tornare seduta con le gambe incrociate. Ok, fatto.

Dicevamo: Il blocco dello scrittore e l’ispirazione. L’ispirazione è qualcosa che segue il suo corso, non la si può fermare o controllare. Non sapevo quello che avrei scritto quando, 10 minuti fa, decisi di aprire un nuovo file word invece di quello relativo alla tesi. Eppure, eccomi qua, 610 parole dopo.

Ritengo che uno dei principali problemi nasca dal fatto che il colore bianco, il colore del foglio, non dia veri input. Esistono molti software di scrittura nati proprio con lo scopo di risolvere questo tanto discusso problema del blocco dello scrittore. A mio parere la filosofia che sta alla base di tali software è quella di creare un ambiente di lavoro naturale, giocando sulla psicologia e dunque facendo credere al cervello di non trovarsi davanti ad un computer ed a un foglio bianco da dover scrivere. Personalmente conosco solo ZenWriter, ma confesso di non averlo mai utilizzato. Lo scoprii anni fa grazie ad altri blogger. Il software è a pagamento (non preoccupatevi, costa pochissimo) ma vengono concessi 15 giorni di prova gratuita. Tuttavia, temendo di non avere tempo da impiegare per scrivere, non mi sono mai decisa ad installarlo. In alternativa, si può provare a non utilizzare word a schermo intero, in modo tale da poter sempre vedere lo sfondo del desktop, proprio come sto facendo io in questo momento.

Ecco l'attuale sfondo del mio desktop. Adoro gli alberi! :)

Ecco l’attuale sfondo del mio desktop. Adoro gli alberi! 🙂

Un’altro problema che letteralmente mi perseguita quando devo scrivere è quello della lingua. In che lingua scrivere? Italiano o inglese? A volte penso che utilizzare la lingua internazionale sarebbe molto più utile in quanto appunto accessibile ad una quantità elevata di utenti, altre volte invece penso di voler scrivere per condividere le mie esperienze e dare dunque consigli potenzialmente utili a tutti quegli italiani che, come me, hanno sempre voglia di fare nuove esperienze e di scoprire nuovi mondi lontani da casa. Spesso il dubbio è tale che finisco per non scrivere affatto. Detestando le posizioni di stallo, soprattutto se tanto durature, ho quindi deciso di iniziare a scrivere in italiano. Almeno inizio, mi sono detta, avendo sempre la possibilità di tradurre in futuro, creando un blog gemello o, semplicemente, scrivendo lo stesso post in due lingue differenti o inglobando due blog in uno tramite l’utilizzo dei tag o delle categorie. Ma intano scrivi! Verba volant scripta manet, era solita dire la mia professoressa del liceo; ed aveva ragione. Della serie, per utilizzare un espressione legata all’utilizzo di Word, “intanto salva!”.

Una vita da modella

Models present creations during the PPQ

Quanto dev’essere figo fare la modella….” Chi non l’ha mai pensato? Dopotutto, vieni pagata solo per fare avanti e indietro su una passerella, indossare abiti, metterti in posa e…fine!

Come iniziare a intraprendere questa carriera? Le agenzie. Così come esistono agenzie per hostess, mi viene spiegato, esistono quelle per modelle. Peccato che, avendo sempre lavorato nel servizio accoglienza (hostess, appunto), non conoscessi agenzie rivolte invece all’immagine. Bene, inizia la mia ricerca. Scopro dunque che esistono due modi per entrare a far parte di simili agenzie: 1. fare un book fotografico (a pagamento, ovviamente!) con l’agenzia di cui si vuol far parte  2. partecipare a concorsi di bellezza. Nessuna delle due opzioni mi entusiasmava particolarmente in quanto: la prima richiedeva il dover spendere soldi per lavorare, mentre la seconda non rientrava esattamente nei miei, diciamo, “canoni”.

Che fare, dunque? era una strada che mi sarebbe piaciuto provare ad intraprendere e in qualche modo avrei pur dovuto cominciare…..ma non in quel modo….. dunque? Colpo di fortuna(!!!): un noto marchio che produce abiti da sposa indice casting per reclutare nuove aspiranti modelle. Potevo farmi scappare l’occasione? ovviamente no!

Riesco a convincere una mia amica ad accompagnarmi (quando il suo ragazzo, nonché mio amico, ha saputo cosa stessimo facendo, ha voluto provare pure lui xD).

Giorno del casting. Sorvolando sulle lunghe  ore di attesa passate in compagnia di altrettante aspiranti modelle, metà delle quali dovevano per forza aver sbagliato luogo, mentre l’altra metà mi spingeva a pensare di averlo sbagliato io, notavo come quell’ambiente mi risultasse…direi quasi “inquietante”. Tutte quelle ragazze che si trovavano li in quanto ritenevano di essere tanto belle da poter diventare modelle….super-truccate e su tacchi vertiginosi….Non che io fossi diversa… ma sicuramente non mi sentivo a mio agio in quel luogo.

Le ore passano e si avvicina sempre più il momento del mio casting. Il nervosismo cresce. “Devi solo camminare….devi solo camminare…”, continuo a ripetermi. E’ il mio turno. Per fortuna non ero la prima del mio gruppo! in questo modo ho potuto vedere esattamente come si svolgevano le selezioni: veniva chiesto di camminare, appunto, su un tappetto (rappresentante la passerella), percorrerlo tutto, arrivare alla fine (quindi di fronte la commissione), restare un attimo ferme, girarsi e tornare indietro. Bhé, niente di complicato….giusto? *poco convinta* Si avvicina sempre di più il mio momento. Mi chiamano. Percorro quella passerella sperando che la commissione non si accorga che sono tanto nervosa da sentirmi quasi ubriaca. “Scusi, può percorrere nuovamente il tappeto?“. Ok, se ne sono accorti. Cavolo! Ripercorro il tappeto. “Provi a camminare dritta di fronte a lei, venendo verso di noi“. Cavolo! continuo a camminare come un ubriaca! Però alle altre ragazze non hanno chiesto di percorrere quel tappeto per ben tre volte! A me veniva offerta non una seconda bensì una terza possibilità! Ripercorsi dunque quel tappeto per la terza ed ultima volta, cercando di avere maggiore autocontrollo e di non pensare a tutte le persone che mi stavano guardando.

Le faremo sapere, grazie!“. Era finita. Ore interminabili di attesa e, finalmente, era finita.Tutto ciò che volevo era uscire da quel luogo e ……. andare a pranzare!

Non avevo bisogno che mi “facessero sapere”. Era scontato che non mi avessero presa. E comunque, anche qualora fossi stata selezionata, come speravo di riuscire a camminare su una vera passerella, durante una vera sfilata di moda, dove centinaia di persone ti fissano? Ho sempre detestato essere guardata. Come speravo di riuscire ad intraprendere una carriera in cui essere fissati corrisponde alla quotidianeità?  Bhé, almeno posso dire di averci provato. O ho fatto solo FINTA di averci provato? Non importa: mi sono comunque resa conto che è un “mestiere” che non fa per me. Non che già non lo sospettassi…. !

Così come avere una buona macchina fotografica non fa di te un fotografo, avere un fisico da modella non fa di te una modella né, tanto meno, significa che vi sei portata.

Se tu incrini ciò che sei, tu diventerai… qualcun altro. […]. Ci sono molti modi di raggiungere il proprio scopo, ma ingannare la voce interiore… non è tra quelli. (Dott. Tom)

Campi di volontariato Lampedusa 2013

Ritengo che, come primo post, non ve ne possa essere nessuno migliore di questo!

L’estate 2013 è stato un periodo davvero particolare sia per me che per molti miei amici; tutti eravamo alla ricerca di qualcosa, di novità, cambiamento, avventura. Io dico sempre che “nella sfortuna, siamo stati fortunati” in quanto, affrontando tutti assieme lo stesso periodo difficile, ci facevamo compagnia.

Ricordo quella giornata come fosse ieri:

Giugno. Una mia amica mi telefona dicendomi di aver trovato su internet informazioni circa dei campi di volontariato organizzati a Lampedusa nella stagione estiva da Legambiente al fine di proteggere e salvaguardare la Spiaggia dei Conigli, uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. I campi durano da Giugno a Settembre ed ogni di loro ha una durata totale di 10 giorni. Senza rifletterci troppo, decidiamo di partire: la nostra avventura sarà dal 8 al 17 Agosto! A noi si aggregano altri due nostri amici, tra cui la mia migliore amica, anche se in realtà io detesto l’espressione “migliore amica” sia per principio sia perché, nel mio caso, non rende davvero l’idea del nostro legame! mia sorella.

Posso senza ombra di dubbio affermare che è stata una delle esperienze più belle della mia vita! estremamente faticosa ma sensazionale! Ogni campo è composto da un totale di 12 persone (10 volontari + 1 capo + 1 vice-capo), e la nostra immensa fortuna è stata il trovare un gruppo con cui ci siamo trovati davvero bene sin da subito (con alcuni ragazzi continuiamo a sentirci ancora ora)! Un esperienza faticosa come questa, se condivisa con le persone sbagliate, può davvero trasformarsi in una “tragedia”: la spiaggia apre alle 8:00 circa, ma noi volontari, dovendo pulire e sistemare varie cose, dovevamo essere li già alle 7:30 al massimo! Si scende (e dunque si risale!) attraverso un sentiero in pendenza lungo circa 800m (provate a farlo alle 2 del pomeriggio, col sole che picchia sulla testa!):

Spiaggia dei Conigli - sentiero

comunque ne valeva davvero la pena, guardate:

Spiaggia dei Conigli 1

Ecco come appare la spiaggia alle 7:20 circa del mattino! Solo partecipando al campo di volontariato o facendo parte di Legambiente è possibile ammirarlo, dato che l’orario di apertura della riserva è alle 8:00

 

 

Riserva di Lampedusa

Riserva di Lampedusa: isolotto

Spiaggia dei conigli - isolotto al tramonto

Nell’area della Spiaggia dei Conigli vi è un isolotto: eccolo al tramonto, verso le ore 20:00 circa! Anche questo spettacolo è riservato a pochi: alle 19:30 al massimo infatti tutti i bagnanti devono essere già sulla strada del ritorno (il sentiero lungo 800m, ricordate?)

Ovviamente facevamo a turno: un gruppo scendeva la mattina e l’altro il pomeriggio! In questo modo si riusciva anche a godersi un pò di vacanza e a fare qualche giretto, non legato al lavoro da volontario, nell’isola!